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I nostri amici alberi e l'osteopatia vegetale

Gli alberi e tutte le altre piante possiedono la capacità di assorbire la luce e di trasformarla in nutrimento; infatti, gran parte del loro fabbisogno nutritivo dipende dalla luce, mentre l’acqua e i sali minerali ne costituiscono soltanto il 30%.

 

Per i popoli europei nostri antenati, proprio come per i popoli di tutto il pianeta, gli alberi - in particolare alcuni - erano considerati sacri, non soltanto come alberi in sé, ma anche perché alla loro presenza veniva riconosciuto il potere di evocare qualcos’altro, una dimensione divina, spirituale. Da oriente a occidente gli alberi sono stati per millenni considerati sede di divinità e spiriti di natura.

 

Il legno degli alberi, da cui si ricavano oggetti sacri e d’uso quotidiano, abitazioni, legna per riscaldare, mezzi di trasporto e molto altro, ha rappresentato un’importanza vitale nella sopravvivenza umana e nello sviluppo delle culture.

 

Ora non ci sono più argomenti per gli scettici: la pratica di abbracciare gli alberi ha un potere terapeutico sull’essere umano dimostrato scientificamente!

 

Il discorso parte da quel processo chiamato “biofilia” (letteralmente: “amore per la vita”, termine coniato dallo psicoterapeuta Erich Fromm e poi ripreso dal biologo statunitense Edward O. Wilson), che ormai è provato trattarsi di un sentimento comune a tutti gli esseri umani.

 

Oggi l’espressione è riferita principalmente alla Natura, alla connessione profonda che esiste tra uomo e Natura e all’amore che ci unisce ad essa. E non potrebbe essere diversamente, visto che il corpo fisico che noi tutti possediamo è parte della Natura e ne avverte i richiami e gli influssi.

 

Ogni forma di consapevolezza in quanto tale non può che interagire con un cuore che pulsa, una mente in ascolto e delle mani che "pensano". La vita è movimento, in ogni sua espressione. Il mondo vegetale era un campo ancora inesplorato e tuttavia da sempre disponibile all'osteopatia e alle sue potenzialità.

 

Per la prima volta nella storia, la professione dell'osteopata si apre finalmente alla possibilità di adattare principi, metodi e tecniche a beneficio di una "clientela" alquanto insolita, ma forse recettiva tanto quanto quella umana. La neurofisiologia vegetale ha dimostrato che fiori, piante ed alberi sono in grado di "sentire'" percepire luci, suoni, variazioni termiche, nonché la presenza, l'intenzione e il comportamento dell'uomo.

 

Sta all'osteopatia ora imparare questo "nuovo" linguaggio non verbale, ma comunque presente; sviluppare una mente silenziosa e adeguare l'azione delle mani ad una meccanica e ad una fisiologia diversa ma non meno preziosa.

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